Immagine di abiti neri

Alaïa e Balenciaga: 2 icone al Museo del Tessuto di Prato

Mar, 10/02/2026 - 11:10

Al Museo del Tessuto di Prato, per la prima volta in Italia, “Alaïa, Balenciaga. Scultori della forma”, un progetto espositivo speciale dedicato a due icone assolute della moda francese.
Una mostra da non perdere! Fino al 3 maggio 2026.

Nata nel 2020 dal desiderio di Hubert de Givenchy di mettere in dialogo due storici talenti della haute couture francese, la mostra mette a confronto la creatività dei due stilisti grazie a un nucleo di cinquanta abiti provenienti dalla Fondazione Azzedine Alaïa con documenti e video originali provenienti dall’Archivio Balenciaga, allestiti nelle sale della ex fabbrica Campolmi.
In dialogo venticinque creazioni di Balenciaga e venticinque abiti di Alaïa, in un percorso che ha come protagonista assoluto il colore nero, in un confronto senza tempo tra due abilissimi sperimentatori di forme e volumi. Per Balenciaga il nero rappresentava la quintessenza dell’eleganza, in grado di conferire maestosità sia agli abiti da giorno sia agli abiti da sera. Per Alaïa, invece, il nero era una dichiarazione di stile, una tonalità assoluta che sublimava la sensualità del corpo femminile e a cui accostava a volte colori più vivi, in raffinati contrasti di luce e materia. 

Ad arricchire e completare l’esposizione il film sulla vita e il lavoro di Azzedine Alaïa realizzato da Joe McKenna, fashion editor e stylist, e un video inedito con le presentazioni delle collezioni Haute Couture Estate 1960 e 1968 di Balenciaga, proveniente da Balenciaga Archives di Parigi.

Scopriamo insieme perché la mostra è dedicata proprio a queste due figure.

Le storie di Alaïa e Balenciaga sono sorprendentemente simili. Entrambi non nascono a Parigi — Balenciaga a Getaria, nei Paesi Baschi, nel 1895; Alaïa a Tunisi, nel 1935 — e muovono i primi passi tra aghi e tessuti, grazie alle rispettive famiglie:  per Balenciaga è la madre Martina, sarta per la nobiltà spagnola; mentre per Alaïa è la sorella Hafida, da cui impara l’arte del cucito. In comune hanno l’idea che la conoscenza tecnica sia la base dell’arte e la convinzione che il corpo femminile non vada decorato, ma scolpito. 
Il loro grande talento li porterà entrambi a Parigi: Balenciaga, costretto a chiudere i suoi atelier spagnoli a causa della Guerra Civile, si trasferisce a Parigi e qui nel 1937 apre la sua prima maison in Avenue George V, diventando in breve tempo uno degli stilisti più amati dall’aristocrazia europea per il suo equilibrio tra rigore costruttivo e grazia scultorea.  Alaïa, invece, si trasferisce a Parigi nel 1957, dopo una gavetta come assistente sarto a Tunisi. Qui viene subito notato e assunto da Christian Dior e lavora poi al fianco di Guy Laroche e Thierry Mugler prima di aprire il suo atelier, che diventerà punto di riferimento per aristocratiche, modelle e dive di Hollywood, attratte dal suo approccio quasi anatomico alla couture. 
Entrambi gli stilisti, raggiunto l’apice del successo, si allontanarono dai riflettori. Alaïa, dopo essersi dedicato alla sua cerchia privata di clienti, ritorna in passerella nei primi anni Duemila, inaugurando un secondo periodo di gloria che si conclude nel 2017 con la presentazione della sua ultima collezione di Haute Couture.

La forma come architettura del corpo è sicuramente l’affinità che più lega i due stilisti: entrambi concepiscono la moda come un esercizio di costruzione, che trasforma il corpo in scultura vivente. Per Balenciaga la stoffa diventa materia architettonica, capace di creare volumi sospesi che proteggono e distanziano il corpo. Con Alaïa, invece, la stoffa aderisce alla pelle, la segue, la modella fino a farne un paesaggio tattile, una seconda epidermide. Inoltre entrambi padroneggiano ogni fase della creazione, dal disegno al taglio, dalla costruzione alla confezione.  
La loro affinità si concretizza in un episodio chiave: nel 1968, anno in cui Balenciaga decide di chiudere la sua maison, il giovane Alaïa viene invitato dalla vicedirettrice della maison a visionare alcune creazioni conservate negli archivi del maestro spagnolo. Di fronte a quelle opere d’arte, Alaïa rimane folgorato e da quel momento considera Balenciaga un punto d’origine, una presenza silenziosa che accompagnerà per sempre la sua ricerca.

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